Speciale Mondiale:
Italia fammi sognare

LUNEDÌ, 26 AGOSTO 2019

di Tony Cappellari

Estate soffocante per uno spettatore professionista, per chi vorrebbe il basket a tutte le ore. Ci vuole pazienza, aspettare fine agosto e la prima partita mondiale con le Filippine. Mi sarebbe piaciuta la cena milanese da Cavallini con Azzurra, ma non c’era posto e chi ci è andato mi ha detto che il cibo era ottimo, ma faceva davvero troppo caldo. Mi sono rifatto vedendo almeno dieci volte il bel documentario di Alessandro Mamoli sulla Nazionale che ha vinto il titolo europeo a Parigi nel 1999. 

Era la nazionale che Boscia Tanjevic aveva ereditato da Ettore Messina, era una bella squadra,  senza offendere nessuno, sicuramente con più armi di questa che Romeo Sacchetti porterà in  Cina,  ma pure lei partì in occhiali scuri. Era certo meglio di questa sulla carta perché al centro era abbastanza protetta da Chiagic e Marconato, non le mancavano i campioni, gente che ha fatto storia come Myers, Andrea Meneghin, Basile, il Gregor Fucka che ha vinto poi anche il premio come giocatore più utile, un MVP di qualità. C’era tutto cominciando da Jack Galanda giocatore universale, perché aveva Abbio, monaco dal tiro micidiale e Mian, lavoratore per il gruppo, così come Bonora era il fosforo. Ma all’inizio furono tormenti. Per questo dico che il documentario dovrebbe essere visto in tutte le società, prima di cominciare il viaggio che porterà alla nuova stagione dove Milano ha rifatto tante cose, ma dove troverà ostacoli più alti perché Venezia non si è certo indebolita e la Virtus Bologna ha cambiato faccia, struttura, modo di vedere le cose. Merito di Sasha Djordjevic.

Dicevo del  documentario sull’Italia del 1999 e spero tanto che a Pinzolo, dove la Nazionale si è preparata, lo abbiano fatto rivedere a chi se lo era già goduto a SKY nel giorno della presentazione. Una cavalcata difficile, iniziata con la dolorosa, sono sicuro che fu così per un gigante come Tanjevic, esclusione di Gianmarco Pozzecco. Proprio lui, il  grandissimo Poz che recuperai al basket per Varese quando sembrava destinato al limbo, ci ha fatto capire che oggi lui capirebbe la decisione. Poi Myers. Un super giocatore, ma pure lui per vedere la luce prima ha dovuto passare l’inferno e la confessione vale tutti i suoi prodigiosi canestri in carriera. Tensione in spogliatoio dopo la partita  persa contro la Croazia, fuoco e fiamme sul campo nella sfida che valeva tutto contro la Serbia di Bodiroga, Divac e Danilovic guidata da Obradovic. Se gli azzurri di oggi ascolteranno il capitano di quella favolosa cavalcata allora potremmo anche essere ottimisti.

Non è facile fare una squadra vera quando chi la compone pensa che tutto gli sia dovuto. Fidarsi del compagno, aiutarsi quando le cose vanno male. Serve qualcosa di speciale e quella nazionale del 1999, come ci ha mostrato il lavoro di Mamoli, lo divenne davvero, salvo perdere poi quello che aveva trovato fra Antibes, Le Mans e Parigi nell’Olimpiade a Sydney che doveva essere l’apoteosi del gruppo, perché  su quella medaglia avrei davvero scommesso.

Sull’Italia di oggi scommetterei ancora? Beh la fede non mi è mai mancata e i buoni giocatori ci sono. Peccato quella debolezza al centro che ci costringerà ad inventare un bunker difensivo per poter dare fastidio nell’ultima giornata alla Serbia, che mi sembra fortissima, per non farsi sorprendere dalle Filippine nella prima  partita, o magari dall’ Angola alle 9.30 del due settembre.

Fidarsi di chi guida la squadra. Sperare che non ci siano altre operazioni di pulizia come quella che purtroppo ha dovuto subire Melli. Serve il gruppo. La batteria degli esterni è di grande qualità, fino al numero quattro abbiamo giocatori bravi davvero. Ci servirebbe fortuna nell’incrocio della seconda fase dove ci aspetterà la Spagna di Scariolo se non dovessimo chiudere al primo posto. Montagne. 

La cosa positiva, come hanno già detto in tanti è che l’Italia che non parte favorita ci ha sempre sorpreso e questo conforta, come sapere che il capitano è Gigi Datome di cui ho letto il libro che ha presentato a Milano, un bel lavoro, tante riflessioni che ci garantiscono di aver dato i gradi ad uno che li merita davvero.

Dicevamo dell’Italia sfavorita che poi stupisce. In tutti gli sport. Non era certo nata sotto una buona stella  la nazionale di calcio di Bearzot che poi ha vinto il mondiale in Spagna nel 1982. La stessa cosa quella di Lippi che alzò la coppa a Berlino dopo essere partita dall’Italia fra i pomodori che di solito vengono tirati dopo come dolorosamente scoprirono gli azzurri di Valcareggi battuti in finale, in finale accidenti,  dal Brasile a  Città del Messico.

La stessa cosa accadde nel volley a Velasco che in Svezia si prese un titolo europeo inaspettato e a Rio quello mondiale che sbalordì tutti. Non lui. Uno tipo Boscia: fare la squadra, rischiare, soffrire, ma se riesce l’operazione allora arriva il capolavoro.

Nel basket, fateci caso, il meglio è arrivato quando sembrava che tutto congiurasse contro Azzurra. Non sembrava fortunata la Nazionale del sciur Gamba quando partì per le Olimpiadi di Mosca. Bastò un capolavoro contro Belov e l’Unione Sovietica, bastò un tocco magico di Gilardi sui tiri liberi contro Cuba per darci la finale olimpiaca contro Creso Cosic e la grande Jugoslavia. Fu argento. La base per lo squadrone che nel 1983 vinse l’europeo, ma anche quella volta, alla vigilia si temeva tutto, soprattutto la partita con i Plavi a Limoges. Volarono schiaffi, ma si vinse e poi apoteosi. Sacchetti ha vissuto da dentro quella esperienza, era sul campo e lo ha fatto benissimo.

Che dire delle nazionali di  Carlo Recalcati, il genio della lampada che ha acceso alberi scudetto per la prima volta a Siena, alla Fortitudo, per il decimo titolo a Varese? Andò in Svezia, come Velasco, senza avere tanti amici intorno. Vinse una medaglia nel silenzio assordante. La base per arrivare  all’argento olimpico di Atene del 2004.

Ora fate voi. Io sono fintamente pessimista, ma non dormirò la notte perché mi piace essere smentito dai campioni che amo. Non fatelo per me, ma per voi. Indossate il saio, diventate presto squadra, amici. Qualcuno quaggiù vi ama, dovete saperlo, ma non ve lo dirà. Meglio se il viaggio inizierà nel veleno, sperando che il ritorno sia nel miele: ve ne comprerei un vagone.

Tony Cappellari