Verso la World Cup - 1994, Toronto
Per la prima volta al mondiale, il Dream Team NBA

MERCOLEDÌ, 28 AGOSTO 2019

1994 – Toronto

Per la prima volta al mondiale

gli assi americani della Nba

 

Per la sua dodicesima edizione, il Mondiale arriva in Canada, tra Hamilton e Toronto dove, l’anno successivo, sarebbero nati i Raptors (che 24 anni più tardi sarebbero stati la prima franchigia non statunitense a conquistare l’anello Nba) con Vincenzo Esposito in squadra. A preparare il terreno è proprio la rassegna iridata che, per suo conto, propone una svolta epocale, peraltro già iniziata due anni prima con i Giochi di Barcellona. Tra Buenos Aires e Toronto sono successo molte cose: è crollato l’impero sovietico, si è definitivamente sfaldata la vecchia Jugoslavia, gli Stati Uniti si sono resi conto di non poter più competere alla pari con le più forti compagini europee continuando a far leva sugli atleti dei college. E, ai vertici del vecchio Continente, l’anno prima, si era issata a sorpresa, battendo di un punto la Russia nel suo Europeo di Monaco di Baviera, la Germania guidata da Svetislav Pesic.

Non c’è l’Italia, uscita con le ossa rotte dalle qualificazioni olimpiche del 1992 (per la seconda volta consecutiva fuori dall’Olimpiade): il nuovo coach, Ettore Messina, subentrato a Sandro Gamba, non era riuscito a dare concretezza alle ambizioni nate dalla vittoria nei Giochi del Mediterrraneo in un Europeo - concluso male per gli azzurri a Karlsruhe con una formazione completamente rinnovata (dentro, tra gli altri, Pittis, Myers, Gentile e Rusconi, Tonut l’unico veterano): sarebbe bastato non perdere con la Lettonia (79-80) per entrare tra le otto finaliste di Monaco – funestato nell’immediata vigilia dalla scomparsa di Drazen Petrovic, morto in un incidente stradale alle prte di Monaco di Baviera.

La grande novità è però il secondo “Dream Team” della storia che Don Nelson manda in campo. Senza i nomi del fantastico e anzianotto “Original” del 1992, ma comunque pieno di fuoriclasse: Dumars, Price, Coleman, Kemp, Steve Smith, Majerle, Reggie Miller, Kevin Johnson, Wilkins, Shaquille O’Neal, Alonzo Mourning (già in squadra quattro anni prima a Buenos Aires) e Larry Johnson. Il risultato è una passeggiata senza ostacoli: nelle otto gare la media è di 117 punti segnati e 83 subiti. 100 punti al passivo solo nella partita d’esordio con la Spagna (115-100), sotto i cento all’attivo solo in semifinale con la Grecia (97-59), il top offensivo (137-91) nella finale per l’oro con la Russia guidata da Sergei Belov che aveva preso il posto di Selikhov dopo la beffa agli Europei dell’anno precedente (70-71 con la Germania grazie a un 2+1 di Christian Welp a tre secondi dal termine). Chiaro che si gioca solo per le altre medaglie, che vanno appunto alla Russia e, il bronzo, alla Croazia di Kukoc, Radja, Komazec e Vrankovic (78-60 alla Grecia ancora con Fassoulas, Yannakis e Christodolou). Crolla la Germania campione d’Europa, appena dodicesima, sorprendono Australia e Cina, deludono Spagna e Brasile.

 

LA CLASSIFICA FINALE: 1. Usa, 2. Russia, 3. Croazia, 4. Grecia, 5. Australia, 6. Portorico, 7. Canada, 8. Cina, 9. Argentina, 10. Spagna, 11. Brasile, 12. Germania, 13. Corea del Sud, 14. Egitto, 15. Cuba, 16. Angola

 

TOP SCORER: 191 Gaze (Aus), 179 Radja (Cro), 155 Komazec (Cro), 155 Jae Hur (Cor), 152 Kyung Eun Moon (Cor), 144 Shaquille O’Neal (Usa)

Redazione