World Cup - A Foshan l'Italia
straripa contro le Filippine

DOMENICA, 1 SETTEMBRE 2019

 

di Mario Arceri

FOSHAN – Torna a splendere il sole a Foshan dopo gli scrosci di pioggia dei giorni precedenti e torna il sorriso in casa degli azzurri. La straripante vittoria sulle Filippine va presa naturalmente per quello che è: lo scontato successo su una squadra abbastanza modesta. Però, se da un lato c’è il minimo sindacale che ci si poteva aspettare, e cioè i due punti, dall’altro c’è la considerazione che questa Italia si è lasciata alle spalle il carico pesante che l’aveva accompagnata nel suo agosto rovente. E l’ha fatto con il suo quintetto migliore, irrompendo nella World Cup con tutta la rabbia e l’intensità che Sacchetti poteva augurarsi. 

Il primo parziale di 37-8, con l’83% al tiro, sei recuperi e ben 11 assist, dimostra largamente l’impronta che Hackett, Belinelli, Datome e Gallinari hanno voluto subito imporre al loro mondiale, magari nel ricordo di quello del 2014 sfumato per l’incredibile sconfitta con l’Ucraina nel match finale dell’Eurobasket di Lubiana. L’obiettivo qui a Foshan è di battere domani anche l’Angola e poi giocarsela a testa alta e con tranquillità con la Serbia: significherebbe passare il turno e conquistarsi almeno il preolimpico del prossimo anno. Andare ancora avanti significherebbe aver battuto lo squadrone di Djordjevic o aver superato a Wuhan la Spagna: si dice che la palla è rotonda, e cioè, nel gergo sportivo, che i miracoli sono sempre possibili, ma lasciamo a Pindaro i suoi voli e atteniamoci alla realtà. 

Una realtà che, dopo il primo approccio che conta con il campo, propone diverse facce positive. La prima è che, contrariamente al passato, l’ansia dell’esordio non ha pesato affatto. La seconda è la soddisfazione di aver visto i nostri “campioni” giocare divertendosi, con grande scioltezza, senza pressione, difendendo forte, attaccando con lucidità, scambiandosi favori: gli undici assist sono ripartiti equamente tra i quattro “big”, così come i punti, quasi sempre epilogo di giocate rapide e di grande effetto, con una spettacolare grandinata di canestri pesanti (6/8 a irrobustire il bottino già pingue con il 9/10 da due punti). La terza considerazione importante – da tarare anch’essa sempre e comunque con la scarsa competitività dell’avversaria – è che sia Biligha sia in particolare Tessitori (9 punti e 8 rimbalzi in 13’) hanno offerto un importante presidio difensivo e un discreto peso anche in attacco. 

Infine il resto della squadra. Dalla panchina è uscito Della Valle impaziente di ritrovare con continuità la via del canestro: con 17 punti è il miglior marcatore azzurro, assieme a Gigi Datome, ma il capitano è andato a segno con percorso netto, 7/7, a dimostrazione, con i 3 rimbalzi e i due assist in solo 16’, del suo pieno recupero, come del resto anche Gallinari, che in campo c’è stato 23’, semplicemente chirurgico nel colpire da tre punti, oltre che efficace nella marcatura del gigante Blatche che solo nel finale ha trovato qualche spazio in più. Degli altri, bene Brooks sempre al servizio della squadra, così come Gentile che, in una serata di non grande vena al tiro, ha... frenato l’istinto per dare una mano importante ai compagni.

Questo l’esordio, sotto gli occhi di Lippi e Donadoni ospiti del presidente Petrucci, ma anche del presidente delle Filippine che sicuramente non sarà rimasto altrettanto soddisfatto della sua squadra che solo nella seconda metà, quando l’Italia ha allentato il ritmo con i “magnifici quattro” in panchina, è riuscita a tenere il passo degli azzurri (38-46 il parziale dei secondi 20’ dopo il tragico 24-62 della prima parte di gara) con Bolick e Perez. Senza troppo esaltarci, godiamoci il risultato che conferma, come il 105-59 della Serbia all’Angola, la profonda differenza di valore tecnico che ancora esiste tra il basket europeo e quello asiatico e africano. Piace la nuova “cattiveria” di questa Nazionale nell’affrontare l’avversaria, così come il progresso di condizione, di squadra e individuale, rispetto alle prove di precampionato: le condizioni giuste per andare avanti giocandosela al meglio delle possibilità, a cominciare da domani quando ci sveglieremo con gli azzurri in campo (9.30 in Italia, diretta su Sky) per affrontare l’Angola.

Mario Arceri

Mario Arceri