World Cup - Italia meno brillante,
ma con l'Angola non c'è storia

LUNEDÌ, 2 SETTEMBRE 2019

FOSHAN - E’ solo il primo passo, rispettando il copione. Italia alla seconda fase e al torneo preolimpico del prossimo anno (si qualificano direttamente solo le prime due squadre europee classificate al termine della World Cup) dopo aver battuto con largo scarto anche l’Angola (92-61). Partita di scarso contenuto tecnico e spettacolare soprattutto per la difesa pesante degli angolani che ha fatto saltare i nervi prima a Vitali e poi a Gentile: graziato il primo (solo un antisportivo), il secondo a pochi secondi dalla fine ha reagito a un duro colpo al naso aprendo una minirissa con Moreira, Mingas e Paulo risolta fischiando ben tre intenzionali. Tuttavia, se il bilancio dei due confronti iniziali è positivo, anche tenendo conto della scarsa caratura degli avversari (più solida, ma ugualmente travolta, l’Angola) tenuti largamente a distanza fin dalla prima metà di gara (62-24 con le Filippine, 44-21 con gli africani) consentendo di giocare sul velluto le altre due frazioni, oggi è parso di vedere qualche piccolo passo indietro sotto il profilo della freschezza, del ritmo, della circolazione di palla. Merito di Moreira, l’ex della Virtus Bologna, e dei suoi compagni guidati da un coach statunitense, William Voigt, che, dopo aver pagato pegno nel quarto iniziale con otto falli a carico, hanno poi avuto licenza di legnare dall’arbitro americano, Steven Anderson, interferendo pesantemente sugli azzurri (appena 12 falli nei restanti 30’ pur mantenendo la stessa aggressività difensiva). 

Nervosismo crescente, dunque, ed anche una difesa più blanda che ha consentito all’Angola di rendere meno profondo nel finale il pur vistoso solco scavato dall’Italia (+36 al 35’) nonostante percentuali di tiro non entusiasmanti.

Sacchetti ha approfittato di questi primi due test, in attesa dell’esame-verità di domani con la Serbia, per dare spazio alle seconde linee, ottenendo risposte superbe da Brooks e Tessitori, adeguate da Della Valle, Filloy e Abass, meno che sufficienti, in particolare oggi e al di là dei due episodi ricordati, da Vitali e Gentile. 

Anche in questa occasione la Nazionale ha dimostrato di poter contare su un quintetto di partenza di alto livello, di un primo cambio come Brooks (11 punti, 11 rimbalzi, due assist, due recuperi e due stoppate) particolarmente ispirato, ma di non poter fare eccessivo affidamento sulla continuità degli altri man mano che si ricorre al resto della panchina.

Il Ct ha cercato di ripartire i tempi di gioco tra tutti senza pesare troppo sui migliori. Datome ha cominciato malino ma ha poi dato il suo consueto ottimo contributo, Gallinari e Belinelli hanno ottenuto ben poca tutela dagli arbitri ma hanno dimostrato di appartenere ad un’altra sfera, quella dei giganti, così come Hackett ha confermato di avere ormai raggiunto la piena maturità in queste ultime stagioni giocate ai livelli più alti. Da capire se basterà contro la Serbia dei fenomeni che è qui in Cina dichiaratamente per puntare al titolo iridato, tenuto anche conto che gli Usa non sembrano proprio da ... Dream Team. 

L’Italia se la può giocare più o meno alla pari, come ha confermato nell’ultimo confronto amichevole, ma gravano le pesanti incognite sul confronto con la solidità, il peso e i centimetri dei serbi che al genio di Bogdanovic aggiungono la massa difficilmente sormontabile di Marjanovic e Jokic. Al loro confronto Biligha, Brooks e Tessitori sono decisamente dei pesi piuma che vanno all’attacco dei massimi: con tanta buona volontà, ma anche con il rischio concreto di poter incidere assai poco. Vedremo dunque come Sacchetti deciderà di affrontare un confronto che non ci preclude il passi per Wuhan ormai conquistato, ma che, se positivo per i nostri colori, farebbe scoprire un tesoro di autostima e spalancherebbe un bel sentiero verso qualcosa di più concreto ed anche di insperato. Con Filippine e Angola abbiamo rotto il ghiaccio. Senza svalutare il significato di queste due prime vittorie (ogni squadra ha un suo grado di dignità tecnica e di qualità atletica), ma anche senza esaltarci per i risultati largamente positivi e promettenti, ora arrivano le partite che contano, con le migliori della classe. E il compito si fa decisamente difficile.

Mario Arceri

Mario Arceri