World Cup - L'Italia torna piccola
contro la Serbia

MERCOLEDÌ, 4 SETTEMBRE 2019

FUSHAN – Sinceramente non poteva andar peggio di così. Che la Serbia sia forte, tra le più accreditate pretendenti al titolo iridato, si sa. Che l’Italia di questi tempi stia navigando in mari tempestosi non è un mistero, che l’assenza di Melli abbia indebolito ulteriormente, fin quasi a farlo scomparire agonisticamente, il settore dei lunghi ce l’aspettavamo. Infine che gli entusiasmi per le travolgenti vittorie su Angola e Filippine fossero inopportuni, era ovvio. Tuttavia, anche se ha fatto tenerezza vedere Datome o Brooks venire spazzati via come fuscelli da Jokic o Marjanovic (appena cinque minuti in campo ma comunque devastante), è difficilmente giustificabile il crollo mentale nella ripresa che ha portato ad accumulare un passivo di 23 punti (67-90) prima che gli arbitri si decidessero a fischiare qualche fallo a favore consentendo all’Italia di chiudere sul -15 (77-92), quando alla squadra si chiedeva almeno una migliore competitività. Che peraltro c’è stata per 23’, quando tre triple consecutive di Gallinari l’ha portata sul 53-55. Danilo ha però sbagliato la quarta che, con il sorpasso, avrebbe forse minato le certezze della Serbia. A quel punto è cominciata la fiera degli errori (17 palle perse a fronte di soli 7 recuperi) uniti all’evidente inferiorità ai rimbalzi (27 contro 35 e di questi ben 13 offensivi) mentre è salito in cattedra, anzi in lunetta, Radulica per ben 13 tiri liberi, segnandone 12 praticamente l’intero bottino serbo prima che Bogdanovic (31 punti) e Bjelica (nove assist e 7 rimbalzi) riprendessero a martellare il canestro azzurro.

C’è qualche minima giustificazione per la sconfitta ed è bene spiegarla subito prima di passare all’elenco, più lungo, degli errori. In primo luogo il gioco pesantemente aggressivo della Serbia che, dopo la severità nel primo quarto (fischiati nove falli), è stato largamente tollerato dalla terna guidata dallo statunitense Anderson, un tipo, diciamo così, permissivo, come avevamo già segnalato dopo la partita con l’Angola del connazionale Voigt. E, a proposito di questi arbitri, che qualità (e che credibilità) hanno se per cinque o sei volte hanno dovuto fare ricorso all’instant replay per decidere su quello che era accaduto? Non altrettanto tutelati gli azzurri: Belinelli ha ricevuto spinte e schiaffoni fin dall’inizio, Gallinari è stato soggetto ad una sistematica bastonatura. E’ vero che su di lui sono stati fischiati ben 12 falli, ma ne sono stati commessi almeno il doppio. E a Jokic che prende per il collo Hackett e lo scaraventa a terra tocca solo un antisportivo, peraltro condiviso con l’azzurro. Quando la Fiba, come ormai da tempo lo fa perfino il calcio, comincerà a punire con la giusta severità, e cioè con l’espulsione, gli atti di violenza e le gomitate in faccia? 

Un arbitraggio diverso avrebbe contribuito ad elevare i contenuti tecnici di una partita importante ma, per come si è giocata, decisamente brutta e, forse, a rendere più accettabile la dimensione della sconfitta che peraltro è largamente meritata. Basta confrontare il rendimento dei centri: tra Biligha, Tessitori e Brooks (che centro non è ma si è immolato per la causa) due punti e quattro rimbalzi; tra Jokic, Marjanovic e Radulica 33 punti e 9 rimbalzi.

Sacchetti ha utilizzato sostanzialmente sette giocatori (lo stesso Biligha in campo per soli dieci minuti), ottenendo moltissimo da Gallinari, senza dubbio il migliore (8 rimbalzi e 26 punti) anche tenendo conto che è reduce dall’intervento chirurgico di poche settimane fa e delle botte che ha preso stasera, abbastanza da Belinelli al solito generoso, qualcosa da Gentile, poco da Hackett (bravo all’inizio, smarrendosi poi in iniziative singolari testimoniate anche dalle cinque palle perse, encomiabile comunque per il coraggio). Datome ha dato il massimo per le sue attuali condizioni: obbligato a lottare contro i giganti serbi, ha smarrito la lucidità al tiro con un 1/7 che non gli è certo abituale. Brooks stremato in difesa, impalpabile in attacco. Abass ha aperto la sua partita con una tripla poi ha perso il controllo di Bogdanovic. Vitali è entrato due minuti, il tempo di perdere una palla e di commettere un antisportivo su Micic con gli azzurri sotto di un solo punto (19-20): non ha più rivisto il campo, come pure Tessitori, 100 secondi appena sul parquet e poi dimenticato in panchina dopo il primo fallo: perché portarlo se poi non viene utilizzato quando sarebbero utili i suoi centimetri e il suo peso? Per Della Valle appena tre minuti, Filloy mai entrato.

Tra il gioco pesante dei serbi, il loro ben maggiore tonnellaggio, le indubbie e superiori qualità tecniche in particolare di Bogdanovic che ha tirato molto e spesso male (4/10 da due e 6/11 da tre) ma si è comunque portato a casa 31 pesantissimi punti, si spiega il declino con il passare dei minuti di un’Italia incapace di presentare soluzioni e volti nuovi e che avrebbe dovuto cercare almeno di contenere il passivo per giocarsi tutto da venerdì a Wuhan: con 15 punti sulle spalle, anche battendo la Spagna, oltre che il Portorico, diventa improbabile, se non impossibile, sperare in una differenza canestri positiva che valga il passaggio ai quarti di finale. La World Cup degli azzurri prosegue, ma l’obiettivo più credibile, ormai, è il Preolimpico del prossimo anno.

Mario Arceri