World Cup - Grande Italia per 35 minuti,
ma vince Scariolo

VENERDÌ, 6 SETTEMBRE 2019

Trentacinque minuti alla pari con la Spagna, poi l’Italia ha dovuto cedere il passo alla squadra di Scariolo che domenica si giocherà il primo posto nel girone - e la sfida nei quarti con Argentina o con la sorprendente Polonia che oggi ha superato, eliminandola, la Russia - contro la Serbia che in precedenza aveva brutalizzato Portorico (90-47). Ottima partenza degli azzurri, poi il recupero spagnolo, punto a punto fino a metà dell’ultimo quarto, ancora un guizzo firmato da Biligha e Gallinari che, con una tripla, ha firmato il 56-52, ma subito dopo, a energie ormai esaurite, lo 0-10 firmato da Lull, Claver, Gasol e Rubio che ha spento le speranze dell’Italia eliminandola di fatto dalla World Cup. 

Ora resta solo la partita di chiusura con il Portorico, da vincere per il ranking e per lasciare un buon ricordo im un mondiale che una volta di più salutiamo con l’amaro in bocca per non averlo potuto affrontare con la squadra al completo e in buona salute: pesante l’assenza di Melli per il peso mancato sotto i canestri, per i punti e i rimbalzi che avrebbe potuto garantire, per la difesa sicuramente più efficace sui lunghi avversari. Pesante anche l’handicap delle condizioni precarie con cui Gallinari e Datome hanno affrontato la World Cup, a pieno servizio solo negli ultimi giorni della preparazione. Ora resta il Portorico per un congedo che riscatti questi giorni in Cina e per restituire un po’ di ottimismo nel futuro che, come sappiamo, ci offre il prossimo anno la chance della qualificazione olimpica che ci manca ormai da sedici anni.

Nel valutare la prova complessiva dell’Italia non è possibile esimersi dal ricordare i limiti con cui è stato affrontato il viaggio in Estremo Oriente, ma anche dal sottolineare, al di là dei facili successi su Filippine e Angola che avevano suscitato altrettanti facili entusiasmi (fuori luogo), come non sia mancato l’orgoglio per mettere i bastoni tra le ruote ad avversarie ben più potenti fisicamente e dal background ben più importante come Serbia e Spagna: venticinque minuti di grande basket contro la squadra di Djordjevic, trentacinque minuti contro Scariolo. Purtroppo, come è evidente, le partite si vincono al 40’ e, senza un’adeguata panchina, né la classe di Gallinari, nè la rabbia di Datome, la generosità di Belinelli, l’impegno di Biligha e la fantasia di Hackett, possono essere sufficienti contro squadre di grande spessore come quelle che l’Italia ha dovuto affrontare. In un altro gruppo, ad esempio quello della Polonia, l’epilogo poteva essere diverso. La nostra Nazionale è però, per così dire, in buona compagnia: ha fatto meglio di Germania e Turchia uscite subito, della Russia che è anch’essa fuori, e vedremo se Lituania e Grecia sapranno tra domani e lunedì fare meglio. L’elite mondiale si sta confermando: Argentina, Spagna e Serbia ai quarti con la Polonia; Usa, Francia, Australia, Brasile, Lituania (che ha già perso con l’Australia la sfida ora è con la Francia) e Grecia (ko con il Brasile, con gli Usa è uno spareggio) a giocarsi, salvo nuove sorprese, gli altri quattro posti.

La “piccola” (per peso e centimetri, chiariamolo una volta di più per evitare equivoci) ha mostrato i suoi limiti endemici. Bravo Sacchetti, oggi ancor più che contro la Serbia, ad averli a lungo nascosti con un piano partita che ha funzionato finché hanno retto fiato e lucidità, in attacco ma soprattutto in difesa, perfetta fino al black out finale: dai suoi uomini ha ottenuto il massimo, ma non è bastato. La Spagna ha ritrovato Llull e Rudy Fernandez, ha avuto da Rubio regìa e punti, da Claver e Juncho Hernangomez e Claver, più che da Marc Gasol, un contributo decisivo, e Scariolo ha potuto tirare un sospiro di sollievo: la sua Spagna non esalta ma non perde un colpo anche se è priva di molti dei protagonisti del suo eccellente e recente passato, da Pau Gasol a Mirotic. L’esperienza e l’abitudine a giocare a questi livelli ha evidentemente un peso molto importante.

Per l’Italia essere tornata tra le migliori sedici al mondo e, battendo il Portorico, tra le prime dodici, un traguardo da cui ripartire con uno sguardo attento ai punti deboli che si sono confermati: i rimbalzi e una panchina leggera. In fondo, solo con molto ottimismo alla vigilia si poteva sperare di più, bravi gli azzurri e il ct ad averci fatto sperare fino all’ultimo. 

Mario Arceri