Teodosic si è presentato
E ho visto un marziano…

LUNEDÌ, 7 OTTOBRE 2019

di Maurizio Roveri
 
 
Abbiamo visto un marziano. 
A Bologna, nel tempio dei canestri dove avevamo ammirato personaggi come Kresimir Cosic e Jim McMillian, come Sasha Danilovic e Sugar Richardson, Antoine Rigaudeau e l’ultimo dei grandi virtussini vincenti e cioè Manu Ginobili, finalmente… si è avuta l’opportunità di tornare a vedere un fuoriclasse.
Diciassette anni dopo la partenza del mitico Manu di Bahia Blanca per la NBA, ha debuttato sulla scena di Basket City un genio slavo già carico di gloria per i Trofei vinti sulle strade d’Europa con le maglie dell’Olympiakos Atene e del CSKA Mosca.
Milos Teodosic, serbo nato trentadue anni fa a Valjevo, città della Serbia centrale, ad una novantina di chilometri da Belgrado.
 
Quell’espressione un po’ naif, tipica di chi guarda il mondo con spiccata creatività e con originalità. 
Occhi furbi, pensieri veloci, mani da Artista.
Quelle mani che dipingono magìe su un campo di basket, con un Molten per amico.
 
Un solo allenamento, sabato, con la squadra. Il primo allenamento nel gruppo della Virtus, dopo il percorso di riabilitazione all’Isokinetic. Un mese intenso di cure. Pazienza, sacrificio, costanza, determinazione. Assistito, seguito, controllato dalle capacità e dall’esperienza di bravissimi medici.
“Teo” s’era infortunato il 10 di agosto, mentre era in ritiro con la Nazionale della Serbia, in preparazione ai campionati Mondiali di Cina. Un test con la Lituania, forse un movimento brusco ed ecco un improvviso forte dolore. Il playmaker della Serbia, l’uomo dei sogni, era costretto a fermarsi. Si era intuito subito che poteva essere qualcosa di serio. E il responso dei primi controlli confermavano i timori. Maledetta fascite plantare! Ancora lei, a torturare il campione. Gli aveva già avvelenato la vita (e la carriera) in NBA, quando si stava facendo apprezzare a Los Angeles con i Clippers. 
 
Dopo visite e consulti, e l’inevitabile rinuncia ai Mondiali, Milos comincia le terapie all’Isokinetic. Verso la fine del mese di agosto.
Sabato si allena per la prima volta assieme ai suoi compagni di squadra della V nera. Sono passati cinquantacinque giorni dal giorno della lesione al piede sinistro. Coach Sasha Djordjevic è fiducioso di averlo per l’importante sfida ai campioni d’Italia della Reyer Venezia, ma non si sbilancia. E’ saggio agire con prudenza.
Però Milos nella mattinata di ieri dice “Okay”. 
E’ pronto a metter piede in campo. Pronto a indossare per la primissima volta la maglia numero 44 della Virtus Segafredo. Che è anche la sua prima partita ufficiale del 2019. L’ultima l’aveva giocata in NBA il 15 dicembre 2018. Undici minuti in tutto. Poi, ancora problemi. E a febbraio 2019 era stato rilasciato. Diventando free agent.
 
Storia di ieri. Milos Teodosic gioca. Ed è sublime. 
Divino.
Entra sul finire del primo quarto, la Virtus è in difficoltà, Venezia con la sua pallacanestro collaudatissima e razionale e una difesa fisica sembra scappare via…
Entra Teodosic e cambia faccia alla partita.
Leader. Per come si muove, per la personalità, per il gioco che crea.
Leader della vu nera fin dal primo passo.
C’è una bella complicità con l’amico Stefan Markovic. Loro si conoscono da una vita, stanno bene insieme, hanno fatto coppia in un recente passato nella Nazionale serba. Grande coppia. Due cervelli in campo. E il terzo cervello è in panchina, a dirigere, a scegliere quintetti e strategie. Si accendono gli occhi di coach Djordjevic, anche lui meravigliato nel trovare già un Teodosic così. Che ispira, che illumina, che migliora il gioco dei compagni. Che segna e fa segnare. Mentre sulle tribune e gradinate del Madison di Piazza Azzarita il popolo virtussino s’infiamma.
 
Milos mette in ritmo Weems e Hunter, i due che nell’ultimo quarto “spaccano” la partita. Conferma d’essere uno dei migliori passatori di palla d’Europa, anzi del mondo. Sette assist come deliziosi cioccolatini nel suo debutto da virtussino. E comunque sempre il passaggio all’uomo giusto nel momento giusto. La sua scelta di tempo è poesia.
Milos capisce che la Virtus per superare la prima “vera” Reyer stagionale (prestazione solida e orgogliosa quella di Venezia, con Watt e Bramos in evidenza) ha bisogno anche dei suoi punti. 
Okay, ci sono. Fa capire Milos. E così si trasforma anche in top scorer: 22 punti (con 7 su 9, quattro triple) in 21 minuti. Un prodigio, considerando che l’ultima partita ufficiale l’aveva giocata il 15 dicembre 2018.

Maurizio Roveri