Magnolia Campobasso conferma
Sofia Marangoni

MARTEDÌ, 30 GIUGNO 2020

La playmaker veronese (al ritorno nella massima serie) prezioso tassello nel roster dei #fioridacciaio
Le prime sensazioni: «Felice per il club, ringrazio la dirigenza per la fiducia riposta nei miei confronti»
Tre. Ossia la cifra che, per i numerologi, rappresenta la perfezione. Un numero che, dal suo arrivo
in Molise, è un po’ la ‘seconda pelle’ di Sofia Marangoni a Campobasso: «Quando ho iniziato la
mia avventura in rossoblù, il tredici, mio compagno di viaggio dalle giovanili – racconta – era già
ad appannaggio di Laura Želnyte e così ho optato per l’unità tralasciando la decina ed ho finito
per affezionarmici, facendolo divenire una parte integrante del mio percorso».
Tre, però, sarà anche il totale di stagioni in Molise per la play-guardia veronese in concomitanza
con il torneo 2020/21. E – per celebrare questa coincidenza aritmetica – non ci poteva essere
miglior prospettiva se non quella di tornare a disputare l’A1, torneo che la giocatrice veneta
riguadagna dopo le esperienze tra Parma e Torino.
PROFONDA GRATITUDINE Un rientro nella massima serie vissuto con grande concretezza da
Marangoni. «Sono felice personalmente, ma prima di tutto sono felice per il club perché il basket, prima
di tutto, è uno sport di squadra. Sono davvero entusiasta di restare a Campobasso e ringrazio la società
per aver riposto la propria fiducia nei miei confronti. Dentro, ho ancora un po’ di dispiacere per
un’ultima stagione non completata. Il gruppo stava bene e c’erano tutti i presupposti per provare a
regalarci un epilogo che potesse concretizzare il lavoro fatto».
ASSOLUTA CURIOSITÀ Nello specifico, da parte dell’esterna veronese c’è forte «la curiosità di
vedere quale potrà essere il mio impatto nella massima serie. Nelle ultime due stagioni sono cresciuta
molto e non vedo l’ora di mettermi in gioco. La squadra è ancora in fase di costruzione, ma, per quelle
che sono le tracce dettate dal club, senz’altro sarà un gruppo che potrà dire la sua in stagione».
MENTE ROSSOBLÙ Considerazioni, quelle di Marangoni, che avvalorano la metafora di ‘mente’ con
cui l’argentina Carolina Sanchez aveva catalogato la propria compagna nell’intervista social sul canale
Instagram del club.
«Un’etichetta che mi lusinga – spiega – perché ho una stima infinita di Carolina, una professionista
esemplare oltre che una persona splendida. Nell’ultima stagione ho avuto modo di confrontarmi a lungo
con lei, avendo la fortuna anche di poter condividere diversi momenti conviviali a pranzo. Il confronto
continuo con lei mi ha onorato perché ho cercato di rubare quante più nozioni possibili da lei che, non a
caso, ho soprannominato l’immortale, perché, a fronte di una carriera esemplare, era quella che metteva
sempre sul parquet la massima grinta e tanta voglia. E credo, tra l’altro, sia stata davvero rammaricata di
una stagione conclusa anzitempo perché avrebbe voluto centrare un altro traguardo nella sua carriera».
RETINA INTATTA Uno di quegli obiettivi che, nella simbologia della pallacanestro, vengono
festeggiati con il taglio della retina dei canestri. «Per arrivare al traguardo, sia in campionato che in
Coppa Italia, dovevamo confrontarci con altri gruppi di spessore, ma io credo che, se tutto fosse andato
per il verso giusto, il PalaVazzieri sarebbe esploso come sotto l’effetto di una bomba e ci sarebbero stati
festeggiamenti continui così come quelli vissuti a Lucca quando le toscane hanno centrato lo scudetto,
interrompendo la sequenza di Schio. Del resto, il feeling che c’è tra la nostra squadra e la città è un
qualcosa di magico».
TARANTELLA CAMPUASCIANA Dettaglio che, in virtù della sua ‘anzianità di militanza’ in
rossoblù, porterà Marangoni ad essere necessariamente un’insegnante per le nuove compagne del
tradizionale coro che accompagna la conclusione delle gare dei #fioridacciaio. «Lascerò che siano le altre compagne confermate ad avere questo compito – ironizza l’esterna veronese
– anche perché ancora non conosco tutte le parole, tanto più che, all’inizio, per almeno tre mesi il mio è
stato un continuo playback non conoscendo pienamente il testo».
TIFOSI AL SEGUITO Frangente – quello della festa con gli aficionados rossoblù – che potrebbe non
concretizzarsi sin dal via alla stagione, se l’orientamento, in ossequio alle disposizioni del protocollo di
ripresa, dovesse essere quello di gare ‘a porte chiuse’.
«Mi auguro che, anche se fosse parziale, ci possa essere la possibilità di giocare con il sostegno dei
nostri tifosi. Noi, soprattutto quelle che, come me, già conoscono il sostegno dei supporter
campobassani, ne risentiremmo perché è il nostro sesto elemento e ci trasmette un’energia notevole
dandoti la spinta a fare meglio. Saremmo senza un compagno di squadra, ma io credo che occorrerà
pazientare ancora un po’ e son certa che torneremo alla normalità».
LOCKDOWN E RIPRESA Una normalità che, nel caso di Marangoni, in parte è stata recuperata con
la possibilità di tornare ad allenarsi, in primis individualmente. Del resto, durante il lockdown, l’esterna
veneta aveva più volte detto come le mancasse il ‘contatto con la palla a spicchi’.
«Quando è stato bloccato tutte, noi avevamo fiducia ci fosse la possibilità di ripartire, tant’è che,
d’intesa con il nostro preparatore fisico (Gianni Colagiovanni, ndr), avevamo approntato un piano di
lavoro individuale da fare a casa. Siamo rimaste in città sino ad aprile, fin quando cioè è stato decretato
lo stop definitivo. Poi, al momento della fase due, al primo allenamento stavo quasi scoppiando a
piangere perché avevo la sensazione di un impatto non semplice nel rapporto tra il corpo e la palla,
soprattutto in un fondamentale come il palleggio poco fluido e che rendeva più traumatico il muoversi
con la sferra in mano, differentemente dall’aspetto puramente meccanico del tiro. Poi, però, con il
passare delle sedute il ritmo è tornato ad essere quello di sempre».
AMBASCIATRICE DEL MOLISE Marangoni, peraltro, con il trascorrere delle stagioni all’ombra del
castello Monforte, è divenuta un’ambasciatrice di Campobasso e del Molise anche al di fuori dei confini
(e non solo in Veneto). E, col passare delle settimane, ha trovato forti amicizie, affetti stabili ed è anche
divenuta una studentessa modello dell’Ateneo regionale nell’ambito del corso di laurea magistrale in
scienze motorie.
«Questo territorio mi ha subito preso, anche perché qui sono stata accolta benissimo e ho avuto modo di
conoscere tante persone speciali. Per quello che riguarda il mio corso di studi, da poco ho terminato
anche gli esami del piano di studi per il titolo di secondo livello, pur dovendo al momento rimandare la
discussione della tesi, perché non accademicamente compatibile con il master in diritto e management
sportivo (per cui, tra l’altro, l’esterna scaligera ha ottenuto anche una borsa di studio, ndr) che ho da
poco iniziato e che mi sta prendendo molto, aprendomi, poi, nuove prospettive di conoscenza».
Una ‘mente’, insomma, a tutti gli effetti. Indiretta conferma, inoltre, dell’etichetta cucitale addosso dalle
considerazioni di una senatrice come Carolina Sanchez.

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